Il tempo del corpo e il tempo delle emozioni

Psicodramma A più voci 2017

All’interno della annuale rassegna nazionale di Psicodramma a Più voci (Provaglio di Iseo), ho proposto una sessione di psicodramma classico, che mettesse il fuoco proprio sul corpo, nelle sue dimensioni:

  • espressiva
  • relazionalecontatto3
  • emozionale
  • esperienziale
  • giocosa

La proposta ha stimolato un processo di ricerca personale che partiva dall’ascolto del proprio corpo e delle sue parti forti, che più di altre potevano rendersi disponibili all’incontro con gli altri.

Le occasioni di incontro e relazione psico-fisica sono state una possibilità di apertura alla propria memoria corporea e alle emozioni connesse all’esperienza del qui e ora.

L’evoluzione di processo del laboratorio ha lasciato un ampio spazio al lavoro con il protagonista, secondo modalità psicodrammatica, centrando sulle emozioni del corpo e sulle sue forme la costruzione della scena e la relazione con gli Io-Ausiliari.

In chiusura abbiamo dato forma al “corpo del gruppo” secondo una visione soggettiva delle parti che lo componevano per rilevanza emotiva.

La dimensione tempo: il senso dell’attesa

Il rispetto dei tempi soggettivi è stato per me il livello di attenzione prevalente durante tutto il lavoro. In considerazione della portata vincolante del tempo oggettivo nella vita quotidiana, ho intenzionalmente lasciato che a tutti i partecipanti fosse data la possibilità di “attendere“, nel senso etimologico di ad-tendere, inteso come dis-tendere ma anche di desiderare, aspirare, tendere a qualcosa.

L’attesa è generalmente intesa come una noiosa fase di passaggio obbligato, in cui nulla accade perché transitoria e assolutamente accidentale e soprattutto imposta da eventi esterni. L’esperienza di ascolto del corpo e dei suoi bisogni, di ricerca di forme e direzioni per sé e nella relazione con altri, veicola in realtà una condizione di sospensione delle intenzioni, per lasciare spazio ad un vuoto di apertura, che offre occasioni per l’ingresso del “nuovo”.

In questa prospettiva di visione  ciò che sembrava inutilmente assente, il fare, diventa uno spazio libero per lasciar entrare immagini, desideri, bisogni, intenzioni nuove e decisioni che includono parimenti corpo e mente, emozioni e ragionamenti. In quell’incontro-contatto accadono eventi inattesi e fortemente unici, nati nella relazione e in quello spazio-tempo unico irripetibili e per lo più involontari. Perché originati dalla relazione tra due persone, che non mettono intenzioni di volontà alla base del movimento-forma, bensì l’ascolto. Da questa preziosa scintilla di ascolto prende forma la relazione psico-corporea tra due storie, mondi individuali, che offrono la propria fiducia alla nascita di un tratto di storia condivisa.

La magia dell’attimo irripetibile può essere ascoltato e dare forma e voce a immagini, emozioni e desideri.

In questo senso comprendo la difficoltà di alcune persone del gruppo, che non hanno trovato in questa possibilità di esperienza un utile sguardo su di sé, forse troppo protese, come spesso siamo, verso aspettative di “azione” tout court.

La mia gratitudine va, come sempre, a tutte le persone che affidandosi hanno lasciato all’esperienza la possibilità di essere in sé un’isola di gioco, esperienza, ricerca e incontro.

 

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